fBB 15 marzo 44 a.C. Le idi di marzo

15 marzo 44 a.C. Le idi di marzo

Viene assassinato Giulio Cesare

Viene assassinato Giulio Cesare Se siete a Roma e passate per Piazza di Torre Argentina fermatevi e prendetevi cinque minuti di pausa.
Mettetevi alle spalle il teatro Argentina, uno dei teatri in attività più antichi della città, fu inaugurato infatti nel 1732, andate verso il centro della piazza là dove in basso ci sono le antiche vestigia della curia di Pompeo e spostatevi all’estrema sinistra.
Là sotto di voi c’è una colonna alta un paio di metri; proprio in quel punto il 15 marzo del 44 a.C. venne pugnalato a morte Giulio Cesare. La curia di Pompeo era provvisoriamente la sede del Senato.
Ma come si svolse uno degli avvenimenti più noti dell’antichità?
Giulio Cesare uscì di casa senza scorta intorno alle 11 e malgrado i cattivi presagi del maestro Artemidoro di Cnidi, dell’aruspice Spurinna e di uno schiavo percorrendo la via Sacra andò in Senato facendosi convincere in questo da Decimo Bruto.
Arrivato in Senato Tullio Cimbro, secondo un segnale convenuto, si gettò ai suoi piedi.
Pubblio Casca e gli altri congiurati gli furono addosso in un attimo pugnalandolo ripetutamente.
Alla fine se ne contarono 23 di pugnalate.
Tutti i senatori in preda al panico ed alla paura fuggirono, i congiurati si sparpagliarono per la città per diffondere la notizia ed il corpo di Cesare rimase lì inerme con la tunica intrisa di sangue per due ore, finché finalmente due schiavi poterono pietosamente prenderlo, metterlo su di una lettiga e riportarlo per l’ultima volta a casa.
Una curiosità. Cesare pronunciò mai la famosa frase "Tu quoque, Brute, fili mi"?
Lo scrittore latino Svetonio (70-126) riferisce che morendo Cesare disse in greco "Kai su teknòn" (anche tu, figlio), perché quella, il greco, era la lingua dell’élite romana.
Ma questa versione dei fatti è poi messa in dubbio dallo stesso Svetonio, secondo il quale Cesare, in quel fatidico giorno delle idi di marzo del 44 a. C., emise solo un gemito, senza riuscire a profferire parola.
La storia in questo caso non da certezze
Non occorre che un uomo sappia cosa avverrà alla fine del giorno dopo, è sufficiente che il giorno finisca e la conclusione sarà nota; se ci rincontreremo allora sorrideremo, sennò, sarà stato lo stesso un bell’addio.
Caio Giulio Cesare
da "Giulio Cesare" di William Shakespeare

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