fBB 28 maggio 1980. Walter Tobagi viene assassinato a Milano

28 maggio 1980. Walter Tobagi viene assassinato a Milano

Alle 11 del 28 maggio del 1980, in via Salaino a Milano veniva assassinato, con cinque colpi di pistola, da un gruppo di terroristi della “Brigata XXVIII marzo” il giornalista Walter Tobagi.
Per il Corriere della Sera si era occupato molto di terrorismo; su questa argomento la sera precedente all’assassinio aveva partecipato ad un acceso dibattito presso il Circolo della Stampa di Milano.
A lui il mensile della UIL “Lavoro e società” dedicò un premio che negli anni ottanta ha premiato giornalisti come Indro Montanelli, Sergio Zavoli, Giorgio Bocca e Mario Pirani.
In un suo famoso articolo pubblicato sul Corriere della Sera dell’8 marzo del 1980 dal titolo “Tradizione laica e nuovo modello di sindacato” tratteggia in maniera brillante il nuovo corso della UIL degli quegli anni.
Eccone alcuni passi: “… Le vicende degli anni Sessanta hanno modificato la stessa composizione interna della UIL, dando ai socialisti la maggioranza degli iscritti. E socialisti sono, oltre Benvenuto, gli uomini più in vista del nuovo gruppo dirigente, dal segretario dei metalmeccanici Enzo Mattina a quello dei chimici Walter Galbusera. Ma sarebbe sbagliato far discendere da questi nomi una etichetta politica per la confederazione: fra dirigenti e quadri della UIL si ritrovano non solo numerosi socialdemocratici e repubblicani, ma anche radicali e liberali, militanti di Democrazia proletaria come del Movimento lavoratori per il socialismo (compreso Silvano Miniati).
Ci si può chiedere: che cosa tiene insieme personalità e componenti così diversi? Nella risposta è contenuta proprio l’”identità” della nuova UIL: una linea che, pur nella più netta autonomia, cerca di contribuire alla ricerca di nuove prospettive politiche per la sinistra, e cerca di ridefinire quale sia la presenza più efficace del sindacato nella fabbrica come nella società. Da qui l’attenzione per una gamma di problemi (dalla droga al nucleare, dall’aborto alle implicazioni sociali del terrorismo) che non rientravano nel bagaglio del sindacato.
Dove porterà questa logica? Per ora non rimane che vedere l’esito di un paio di iniziative che dovrebbero testimoniare questo nuovo modo di far sindacato. Il primo appuntamento è una manifestazione popolare a Roma, per il 29 marzo: un modo di far scendere gente in piazza senza farla scioperare. La seconda sfida è la proposta di ricorrere al referendum per consentire ai lavoratori di pronunciarsi direttamente sulle proposte dei sindacati. Sarebbe un grimaldello che farebbe saltare molti vincoli burocratici; ma proprio per questo è difficile che le altre organizzazioni più forti lascino crescere questa via radicale al sindacato”.

Alle 11 del 28 maggio del 1980, in via Salaino a Milano veniva assassinato, con cinque colpi di pistola, da un gruppo di terroristi della “Brigata XXVIII marzo” il giornalista Walter Tobagi. Per il Corriere della Sera si era occupato molto di terrorismo; su questa argomento la sera precedente all’assassinio aveva partecipato ad un acceso dibattito presso il Circolo della Stampa di Milano. A lui il mensile della UIL “Lavoro e società” dedicò un premio che negli anni ottanta ha premiato giornalisti come Indro Montanelli, Sergio Zavoli, Giorgio Bocca e Mario Pirani. In un suo famoso articolo pubblicato sul Corriere della Sera dell’8 marzo del 1980 dal titolo “Tradizione laica e nuovo modello di sindacato” tratteggia in maniera brillante il nuovo corso della UIL degli quegli anni. Eccone alcuni passi: “… Le vicende degli anni Sessanta hanno modificato la stessa composizione interna della UIL, dando ai socialisti la maggioranza degli iscritti. E socialisti sono, oltre Benvenuto, gli uomini più in vista del nuovo gruppo dirigente, dal segretario dei metalmeccanici Enzo Mattina a quello dei chimici Walter Galbusera. Ma sarebbe sbagliato far discendere da questi nomi una etichetta politica per la confederazione: fra dirigenti e quadri della UIL si ritrovano non solo numerosi socialdemocratici e repubblicani, ma anche radicali e liberali, militanti di Democrazia proletaria come del Movimento lavoratori per il socialismo (compreso Silvano Miniati). Ci si può chiedere: che cosa tiene insieme personalità e componenti così diversi? Nella risposta è contenuta proprio l’”identità” della nuova UIL: una linea che, pur nella più netta autonomia, cerca di contribuire alla ricerca di nuove prospettive politiche per la sinistra, e cerca di ridefinire quale sia la presenza più efficace del sindacato nella fabbrica come nella società. Da qui l’attenzione per una gamma di problemi (dalla droga al nucleare, dall’aborto alle implicazioni sociali del terrorismo) che non rientravano nel bagaglio del sindacato. Dove porterà questa logica? Per ora non rimane che vedere l’esito di un paio di iniziative che dovrebbero testimoniare questo nuovo modo di far sindacato. Il primo appuntamento è una manifestazione popolare a Roma, per il 29 marzo: un modo di far scendere gente in piazza senza farla scioperare. La seconda sfida è la proposta di ricorrere al referendum per consentire ai lavoratori di pronunciarsi direttamente sulle proposte dei sindacati. Sarebbe un grimaldello che farebbe saltare molti vincoli burocratici; ma proprio per questo è difficile che le altre organizzazioni più forti lascino crescere questa via radicale al sindacato”.

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