fBB 6 luglio 1960. Gli scontri di Porta San Paolo

6 luglio 1960. Gli scontri di Porta San Paolo

I fatti: Roma, Porta San Paolo, 6 luglio 1960. È in programma un comizio del Movimento Sociale Italiano proprio in uno dei luoghi simbolo della Resistenza a Roma.
Sono passati circa diciassette anni dal 10 settembre 1943 quando proprio in quel luogo antifascisti, tra i quali Bruno Buozzi e Sandro Pertini, e nazisti si scontrarono duramente.
Uno dei luoghi simbolo della resistenza al nazifascismo quindi stava per essere profanato.
Per fronteggiare l’affronto una trentina di deputati socialisti e comunisti prese la decisione di recarsi davanti alla lapide dei caduti del 10 settembre 1943 per deporre una corona di fiori in ricordo.
Contemporaneamente i manifestati missini cominciarono ad affluire davanti alla Porta.
Nella zona il primo Reparto Celere è schierato sin dall’alba; la situazione comincia ad essere difficile. Alle 9,30 il Ministero degli Interni ordina: l’assembramento va sciolto.
I deputati, affiancati dalla popolazione romana, cercano di deporre la corona di fiori ma lo spazio è esiguo e la situazione è complicata. La polizia e i carabinieri a cavallo, di cui fanno parte i futuri olimpionici di equitazione Raimondo e Piero D’Inzeo, intervenne seguita da quella motorizzata caricando la popolazione.
Alcuni deputati, tra cui Pietro Ingrao, vengono arrestati. Le cariche della polizia a cavallo crea un fuggi fuggi generale.
Le vie del quartiere attiguo di Testaccio, uno dei rioni popolari di Roma per antonomasia, vengono invasi dai poliziotti in cerca dei manifestati.
La risposta popolare fu immediata; dalle finestre piovvero oggetti, frutta e ortaggi per cercare di fermare i rastrellamenti in atto.
Alla fine la polizia si ritirò. I feriti furono 129, gli arrestati 700.
Le conseguenze: dopo i fatti di Genova del 30 giugno e quelli di Porta San Paolo e di Reggio Emilia, il 19 luglio, il Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, esponente della Democrazia Cristiana con un passato nel Partito nazionale fascista, sarà costretto a dimettersi.
Il tentativo di Tambroni di governare con un monocolore democristiano con l’appoggio esterno del Movimento Sociale Italiano fallì.

I fatti: Roma, Porta San Paolo, 6 luglio 1960. È in programma un comizio del Movimento Sociale Italiano proprio in uno dei luoghi simbolo della Resistenza a Roma. Sono passati circa diciassette anni dal 10 settembre 1943 quando proprio in quel luogo antifascisti, tra i quali Bruno Buozzi e Sandro Pertini, e nazisti si scontrarono duramente. Uno dei luoghi simbolo della resistenza al nazifascismo quindi stava per essere profanato. Per fronteggiare l’affronto una trentina di deputati socialisti e comunisti prese la decisione di recarsi davanti alla lapide dei caduti del 10 settembre 1943 per deporre una corona di fiori in ricordo. Contemporaneamente i manifestati missini cominciarono ad affluire davanti alla Porta. Nella zona il primo Reparto Celere è schierato sin dall’alba; la situazione comincia ad essere difficile. Alle 9,30 il Ministero degli Interni ordina: l’assembramento va sciolto. I deputati, affiancati dalla popolazione romana, cercano di deporre la corona di fiori ma lo spazio è esiguo e la situazione è complicata. La polizia a cavallo, di cui fanno parte i futuri olimpionici di equitazione Raimondo e Piero D’Inzeo, interviene seguita da quella motorizzata caricando la popolazione. Alcuni deputati, tra cui Pietro Ingrao, vengono arrestati. Le cariche della polizia a cavallo crea un fuggi fuggi generale. Le vie del quartiere attiguo di Testaccio, uno dei rioni popolari di Roma per antonomasia, vengono invasi dai poliziotti in cerca dei manifestati. La risposta popolare fu immediata; dalle finestre piovvero oggetti, frutta e ortaggi per cercare di fermare i rastrellamenti in atto. Alla fine la polizia si ritirò. I feriti furono 129, gli arrestati 700. Le conseguenze: dopo i fatti di Genova del 30 giugno e quelli di Porta San Paolo e di Reggio Emilia, il 19 luglio, il Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, esponente della Democrazia Cristiana con un passato nel Partito nazionale fascista, sarà costretto a dimettersi. Il tentativo di Tambroni di governare con un monocolore democristiano con l’appoggio esterno del Movimento Sociale Italiano fallì.

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