fBB 69 e non li dimostra!

69 e non li dimostra!

Il 5 marzo del 1950 nasceva a Roma la Uil.

Uil 69 anni "La Uil è nata nata per volontà di un gruppo di uomini portatori di comuni idealità, capaci d’individuare obiettivi conseguibili dotandosi di una moderna organizzazione democratica, indipendente, autonoma e socialista nei fini.

Il DNA della UIL parte, quindi, da lontano, esso è composto da neucleotidi inconfondibili presenti in alcuni fin dalla loro opposizione al regime fascista, rafforzatisi in altri dall’impegno nella Resistenza e in altri ancora consolidatisi nell’attività sindacale svolta nella Confederazione unitaria. Uomini che hanno trasfuso nell’organizzazione i principi perseguiti da Filippo Turati, il capo riconosciuto dei riformisti, in congiunzione con l’ idealità di un altro grande padre della patria: Giuseppe Mazzini, il cui pensiero è sempre stato di straordinaria attualità.

Turati e Mazzini due giganti che hanno, in campo politico, influenzato le scelte ideali di coloro che hanno fatto e guidato la UIL, così come Bruno Buozzi né è stato l’esempio da seguire in quello sindacale. Divenendo permanente punto di costante riferimento di molti uomini di prestigio presenti fra i fondatori della UIL e nei dirigenti che si sono succeduti nell’organizzazione.

Il patrimonio ideale della UIL ha trovato un forte arricchimento nel movimento azionista, negli insegnamenti dei fratelli Carlo e Nello Rosselli e giovamento dalla vicinanza politica di grandi uomini della cultura, come Leo Valiani e Ignazio Silone.

Un sostegno che si è integrato perfettamente con il modello di sindacato idealizzato da Bruno Buozzi alla cui edificazione aveva profuso tante delle sue energie e che solo la sua uccisione ne aveva impedito il completamento dell’opera intrapresa.

Quel Bruno Buozzi che Giuseppe Di Vittorio nel discorso fatto in occasione dell’inaugurazione del monumento, dedicato all’esponente socialista, al cimitero del Verano l’11 marzo 1945 riconobbe come egli fosse il vero capo della CGIL con queste parole: “Buozzi è stato tolto con violenza alla CGIL della quale egli sarebbe stato il capo naturale”. Non fu da meno il riconoscimento fatto dal capo della corrente democristiana Achille Grandi il quale affermò che in Buozzi “noi tutti vediamo in lui senza nessuna distinzione di parte il capo maggiore dell’organizzazione sindacale italiana.”

Questi giudizi e riconoscimenti ci inorgogliscono perché sono fatti nei confronti del nostro padre putativo sindacale entrato stabilmente nel DNA dell’organizzazione. Tutto ciò ci fa affermare senza alcun dubbio che il DNA della UIL si è formato da un insieme di contributi sindacali, culturali e politici di assoluto valore.

Disponendo di un tale patrimonio la UIL fin dalla sua nascita, il 5 marzo 1950, diede vita ad una organizzazione laica e indipendente che rifiutava le egemonie partitiche nel sindacato, così come di essere solo uno strumento “che esaurisce le sue funzioni nelle rivendicazioni salariali e nella regolamentazione dei diritti e doveri dei lavoratori in fabbrica o nella azienda”, ma bensì con l’autonomia di divenire una Confederazione capace di affrontare “tutti i problemi che investono direttamente o indirettamente gli interessi della classe lavoratrice” in modo da non lasciare “ alla sola iniziativa parlamentare e dei partiti politici di occuparsi dei suoi problemi, ma di affrontarli sostenuti dal sindacato con l’eventuale appoggio dei partiti senza però vincolare la sua azione a questo o quel partito”.

Una posizione fondamentale che inciderà sul mantenimento del ruolo sindacale dell’ organizzazione e ne ispirerà molta parte della politica rivendicativa.

I padri fondatori della UIL, qualunque fosse la loro provenienza o estrazione politica: sindacalisti del pre-fascismo, socialisti, socialdemocratici, azionisti, repubblicani o altro trassero dalla fusione dei valori fondamentali, di cui erano portatori, l’energia necessaria per lanciare l’organizzazione e farla conoscere ed apprezzare come nuovo modello di sindacato. Il 5 marzo 1950 la UIL nacque con la partecipazione di 253 delegati, in rappresentanza di migliaia di dirigenti organizzati e presenti nella periferia, tutti decisi a compiere una scelta organizzativa in grado di offrire ai lavoratori una “organizzazione libera dall’egemonia delle due maggiori forze politiche dominanti all’interno della CGIL (i comunisti) e della CISL
(i democristiani), un sindacato che forte delle sue radici, delle sue idealità e della sua coerenza sapesse coniugare con esse l’attualità del momento ed elaborare le linee strategiche della sua azione futura."

(dal sito della Uil)

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