fBB Domenico Rosati, presidente delle Acli

Domenico Rosati, presidente delle Acli

Compie 90 anni

politico Domenico Rosati, già presidente delle Acli, ha compiuto 90anni
Per l’occasione è stato pubblicato un libro di testimonianze. Di seguito uno stralcio dell’intervento di Giorgio Benvenuto

Ho sempre apprezzato la finezza delle considerazioni sulla vita politica e sociale di Domenico Rosati, unita ad una intelligente vena ironica che avvicina perche’ nasce da un tratto umano aperto, mai scostante. Lo considero uno dei grandi dirigenti di quel gruppo straordinario di aclisti che ho conosciuto negli anni ‘60 ed ho apprezzato enormemente. Mi riferisco a figure di primo piano di allora come Labor, Borroni, Brenna, il Pozzar impegnato a sostenere Lo Statuto dei diritti dei lavoratori, Gabaglio, Carboni e via via fino a Giovanni Bianchi che ho incrociato nel lavoro parlamentare. Una grande forza “positiva” che ha animato la scena politica e sociale e dalla quale abbiamo imparato molto, oltre ad ammirare, sia pure nelle inevitabili differenze di carattere politico e caratteriale, l’esercizio della solidarietà, direi anche fraternità, che caratterizzava i loro rapporti.
L’esempio che ho più presente è quello del legame fra Borroni, che venne come stimato dirigente da noi in Uil, e Rosati. Due personalità diverse, due orizzonti politici non coincidenti, ma una sincera amicizia di cui Borroni non faceva mistero.
Io sono grato a questi uomini con i quali abbiamo vissuto periodi davvero indimenticabili di impegno sindacale e civile. Le Acli le ho conosciute in modo singolare. Ero all’ufficio organizzazione della Uil quando mi contattarono per favorire un’intesa con un sindacato altoatesino che andò a buon fine.
E poi fui il primo dirigente della Uil a parlare ai convegni di Vallombrosa, suscitando qualche “cortese” malumore nello stesso leader della Confederazione ,Viglianesi che allora propugnava il sindacato “socialista”.
Il contributo di Rosati a quelle Acli è stato, a mio parere, molto importante sotto diversi aspetti. Intanto per la qualità che ha impresso ad Azione Sociale con la sua direzione, uno dei pochi esempi di periodico davvero vicino ai problemi del lavoro, ma poi anche per la sua capacità di incidere nei grandi temi della società, la qualità della democrazia, le riforme (il suo impegno per quella sanitaria ad esempio), la dignità del lavoro.
Ma soprattutto lui come quel gruppo dirigente hanno svolto una funzione coraggiosa e lungimirante sul versante del dialogo fra culture, della comprensione fra realtà diverse ma proiettate a tradurre, e non assorbire, le istanze di cambiamento in proposte e scelte innovative...

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