fBB Er Zinale

Er Zinale

Entrando a destra dell’ingresso principale del Cimitero del Verano ci si imbatte subito nelle tombe di illustri personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese.
Da importanti sindacalisti come Bruno Buozzi, a cui la nostra Fondazione è dedicata, a uomini politici come Giuseppe Emanuele Modigliani e la moglie Vera, a Umberto Tupini già sindaco di Roma a metà degli anni cinquanta o come uno dei più grandi attori del cinema e del teatro come Vittorio Gassman.
Chi come noi della Fondazione visita frequentemente la tomba di Bruno Buozzi non può non essere rimasto incantato dal candore del marmo di un piccolo sepolcro, appena laterale a quello di Buozzi, in cui è sepolta una bambina di appena cinque anni, Raffaella La Crociera.
La statua rappresenta una fanciulla che sembra venire incontro all’ospite, calzando semplici sandali da mare e stringendo nella mano destra un grosso quaderno.
Siamo nell’ottobre del 1954. Un violentissimo nubifragio ha seminato morte, dolore e lacrime sulla costiera salernitana. La popolazione che faticosamente stava cercando di rialzarsi dal disastro della guerra si ritrovò in pochi minuti in ginocchio, senza più nulla.
La RAI si attivò velocemente lanciando una pubblica sottoscrizione.
L’appello si diffuse immediatamente per il Paese.
Raggiunse anche Raffaella La Crociera, una bambina di Testaccio, che da oltre un anno era inchiodata a letto da un morbo incurabile che, malgrado il suo male, cercò di essere vicino al dolore dei bambini del salernitano.
Ma come?
Col dono che Dio, la natura, gli aveva dato, un dono tutto suo, anzi soltanto suo: sapeva scrivere poesie.
Prese carta e penna e scrisse:
Er Zinale (Il grembiule, n.a.)
Giranno distratta pe casa,
tra tanta robba sfusa,
ha trovato: ah! come er tempo vola,
er zinale de scola.
Nero, sguarcito,
Un pò vecchio e rattoppato,
è rimasto l’amico der tempo passato.
Lo guarda e come se gnente fusse
a quell’occhioni
spunteno li lucciconi,
e se rivede studente
allegra e sbarazzina
tanto grande, ma bambina.
Lo guarda e come un’eco risente
quelle voci sommesse: Presente!
Li singhiozzi, li pianti,
li mormorii fra li banchi,
e senti...senti...
pure li suggerimenti.
Tutto rivede e fra quer che resta,
c’è la cara sora maestra.
Sospira l’ècchese studente, perché sa
che a scola sua non ce potrà riannà.
Lei cià artri Professori, poverina.
Lei cià li Professori de medicina.
Domenica 31 ottobre la poesia fu letta dai microfoni della Rai e messa all’asta per aiutare gli alluvionati salernitani.
Il successo fu dirompente. La sede Rai fu tempestata di offerte.
Il giorno dopo però, il 2 novembre, Raffaella volò in cielo abbracciata idealmente a tutti quei bambini del salernitano con cui aveva condiviso la gioia di vivere e a cui sarà legata da un dono indissolubile: la solidarietà.
Un semplice zinale è tutto per chi non ha nulla.

Fondazione Bruno Buozzi

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