fBB Il 2018 visto dal Presidente del Consiglio

Il 2018 visto dal Presidente del Consiglio

La Conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Paolo Gentiloni Con la conferenza stampa di fine anno di Paolo Gentiloni si è consumato di fatto l’ultimo atto della legislatura e del suo governo.
L’ex ministro degli Esteri di Renzi silenziosamente, pur perdendo il sostegno dei bersaniani che lasciano il Pd, si conquista un suo spazio, senza i clamori renziani, mantiene una certa autonomia dal suo predecessore (come nella riconferma alla Banca d’Italia di Ignazio Visco, che il Pd voleva mandare via), manda in porto la legge sul testamento biologico (ma non quella sullo ius soli), resiste ai problemi che si sono creati al governo con il caso Boschi-Etruria e oggi appare come il candidato naturale per un governo di larghe intese nel caso di stallo post-elettorale.

Nel suo intervento Gentiloni ha rivendicato il fatto di essere arrivati a una conclusione ordinata della legislatura.Il nostro Paese si stava ancora leccando le ferite e in un momento delicato della nostra economia «pensate a quanto sarebbe stato grave e devastante avere un’interruzione drammatica della legislatura».
«La verità - ha ancora detto il premier - è che l’Italia si è rimessa in moto dopo la più grave crisi del Dopoguerra». Merito delle famiglie e delle imprese italiane, del lavoro e di chi si prende cura delle persone. «La politica deve avere un certo ritegno nel pensare che il merito sia suo».
«Non abbiamo tirato a campare». È stata una legislatura travagliata «ma fruttuosa». E la prossima dovrà essere ambiziosa e puntare alle riforme: «Guai a immaginare un futuro di piccolo cabotaggio». Il nuovo esecutivo non dovrà dilapidare gli sforzi fatti fino ad ora. Un altro dei suoi obiettivi dovrà essere di «tradurre la ripresa nella ricucitura delle lacerazioni sociali» dando «più lavoro» e «riducendo le disuguaglianze».
Per Gentiloni il lavoro fatto negli ultimi anni ha permesso all’Italia di non essere più fanalino di coda dell’Ue. «Il rapporto deficit/Pil era al 3% nel 2013, nel 2018 sarà all’1,8%, praticamente dimezzato» ha dichiarato.
Gentiloni ha poi rivendicato la creazione di un milione di posti di lavoro in più «la maggior parte dei quali a tempo indeterminato». Anche se, ha subito aggiunto, per ora c’è poco da rallegrarsi e ancora tanto da insistere. «Siamo tra i quattro o cinque giganti mondiali dell’export. A volte, come si dice a Roma, “nun ce se crede”, però è così: dovremmo tutti esserne consapevoli».
Tema delicato per il governo e per il Pd, Gentiloni ha affrontato anche il nodo banche. «Nel fronteggiare la crisi delle banche il governo ha evitato le conseguenze di una crisi di sistema, altro che regalare soldi ai mariuoli» ha dichiarato. I soldi messi dal governo «sono una frazione rispetto a quanto hanno messo altri Paesi europei, purtroppo lo abbiamo fatto in una condizione molto molto difficile». Tuttavia anche su questo fronte resta un grande lavoro da fare. «Vigileremo perché il risanamento prosegua con ritmo necessario ma evitiamo crisi create da regole improvvisate» ha promesso.
Anche il tema delle disuguaglianze sociali è stato affrontato da questo governo. «Credo che possiamo rivendicare l’importanza della misura del reddito di inclusione, nel proliferare di promesse più o meno fantasiose - ha detto con una stoccatina agli avversari politici - Si tratta di una misura universale e concreta che si rivolge a una parte consistente anche se non sufficiente delle famiglie in condizioni di povertà».
Certamente uno dei capisaldi di questa legislatura è quello dei nuovi diritti, sebbene ancora bruci la battuta d’arresto sullo ius soli. «Il capitolo dei diritti è purtroppo incompiuto - si è rammaricato Gentiloni - ma è storico: l’anno scorso le unioni civili, quest’anno il reato di tortura, le norme contro il femminicidio e il biotestamento: per 16 anni ho sentito parlare di unioni civili e biotestamento, sono contento di essere nei governi durante i quali queste leggi sono state approvate».
Non poteva certamente mancare il tema dedicato ai mugranti. L’Italia è la testimonianza concreta che si può essere capaci di accogliere ma anche di infliggere durissimi colpi ai trafficanti di essere umani. «La gestione di questo fenomeno è possibile e l’Italia lo dimostra con una diminuzione drastica dei morti in mare perché alla diminuzione di arrivi corrisponde una diminuzione di vittime in mare». In questo senso l’Ue è stata una spettatrice ammirata dalla forza d’animo dell’Italia.
Passando al problema dei terremotati, Gentiloni si dice fiducioso per i provvedimenti presi, molto meno sulla loro realizzazione e sul superamento degli intoppi burocratici. «C’è un corpo a corpo continuo che facciamo noi e i sindaci con le strozzature burocratiche - ha ammesso - e su questo chiedo aiuto per mettere in luce i segnali di ripresa di vita, penso che
«Naturalmente oltre a svolgere il mio ruolo fondamentale di presidente del Consiglio sia pure in un contesto di campagna elettorale e di camere sciolte, darò il mio contributo alla campagna elettorale del Pd» ha annunciato il premier. Pur nella sua funzione garante dell’efficienza governativa, Gentiloni ha tenuto a precisare che il governo non è super partes: «Fa riferimento a una maggioranza ed è normalissimo che chi lo guida abbia un ruolo, anche se non è un segretario di partito». Poi un appello a tutti i partiti: «Più la campagna elettorale sarà lontana dalla facile vendita di paure e da dilettanti allo sbaraglio, meglio sarà per il Paese».

Ora ci aspetta una campagna elettorale non lunga, ma sicuramente intensa, con tanti contendenti sicuri di poter vincere, ma difficilmente certi di saper anche convincere. Il problema è che saranno i cittadini a pagare le conseguenze di scelte (elettorali, strategiche, politiche) sbagliate.

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