fBB Marcinelle un ricordo indelebile

Marcinelle un ricordo indelebile

La storia di Camillo e Laura

Camillo Un pettinino.
in occasione del sessantatreesimo anniversario della strage di Marcinelle dove l’8 agosto del 1956, 262 minatori, 136 dei quali italiani, perirono tragicamente siamo andati in un paesino della provincia di Pescara, Turrivaligliani.
In questo piccolo borgo del sud Italia circa un anno fa morì la signora Laura Di Pietro
La signora Di Pietro è stata una “vedova bambina”; una ragazza che sposò, per procura, Camillo Ferrante, miniatore abruzzese di Turrivaligliani, perito, insieme al fratello Orlando ed altri sette compaesani in quel maledetto pozzo.
La signora Laura tornò subito dopo la morte del marito al proprio paese, portando il lutto per tutta la vita senza mai risposarsi.
A chi gli chiedeva se desiderava tornare in Belgio per ricordare la catastrofe rispondeva: “No, tu ci andresti nel posto dove è morto tuo marito a 26 anni abbruciato sottoterra? Io non ci vado”.
D’altronde qualche anno fa ci fu la traslazione delle bare e in quella di Orlando trovarono un po’ di polvere ed un pettinino.
Un pettinino appunto è l’unico ricordo, tutto il resto è memoria.
Ci siamo di nuovo avvicinati a questa storia di Camillo e Laura tenendo in mano il racconto autobiografico di Rocco Scodellaro ‘L’uva puttanella‘.
L’uva puttanella è un’uva che si caratterizza per i suoi acini maturi ma piccoli, come, non pari agli altri con i quali sono costretti a lottare per la sopravvivenza nel più vasto mondo.
Sono gli uomini e le donne del Sud.
Sono le persone come Paola e Camillo in cui si legge l’orgoglio di una rivincita che viene dalla propria natura, dalla ricchezza interiore, dalla propria personale virtù, che fa di loro delle persone che possono aspirare, come gli altri, come i signori, ad una affermazione nella società.

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