fBB Tre giganti del novecento Filippo Turati, Bruno Buozzi e Eugenio Colorni nel ricordo di Paolo Treves

Tre giganti del novecento Filippo Turati, Bruno Buozzi e Eugenio Colorni nel ricordo di Paolo Treves

Presentazione del libro di Andrea Ricciardi "Paolo Treves. Biografia di un socialista diffidente".

Presentazione del libro di Andrea Ricciardi Si è svolta ieri presso la Biblioteca della Camera dei Deputati la presentazione del libro di Andrea Ricciardi “Paolo Treves. Biografia di un socialista diffidente”.
Paolo Treves, figlio del noto esponente socialista Claudio Treves, nacque a Milano nel 1908 e seguì giovanissimo le orme paterne collaborando sin dal 1925 con Filippo Turati.
Per la sua militanza nel Partito socialista fu arrestato nel 1929 e poi nel 1935.
Al varo delle leggi raziali del 1938, era infatti di origine ebraica, fu costretto a riparare in Inghilterra.
Tornò in Italia nel gennaio del 1945 divenendo collaboratore di Giuseppe Saragat.
Morì per un infarto, così come il padre, a soli cinquant’anni a Fregene.
Giorgio Benvenuto nel presentare il libro di Ricciardi ha sottolineato tre scritti di Paolo Treves su tre grandi del novecento.
Il primo su Filippo Turati:
“Turati fu, forse, l’ultimo del Risorgimento e quindi necessariamente il primo del socialismo nel nostro paese, di questo grande ideale cui egli diede forma e sostanza di partito, che egli individuò e rivisse con la correttezza scientifica e formale del marxismo (di cui fu e rimane uno dei maestri più acuti) ma egli – e mi pare che questo sia veramente il segno distintivo della sua titanica personalità – vivificò e alimentò con un soffio umano, umanistico, italiano, in perpetuo e fattivo contrasto con quelle che possono essere le asperità e le durezze di una dottrina, vivificata dal grande soffio di passione morale e civile che veniva dalla sua origine. Ed è questa la grande eredità per ciascuno di coloro che si richiamino al suo insegnamento”.
La seconda su Bruno Buozzi:
“E tra essi permettetemi che pensi specialmente a Bruno Buozzi. So bene che non è il tempo di commemorazioni. So bene che Buozzi non ne vorrebbe, e basta quella bandiera a mezz’asta dalla sede del Partito Socialista Italiano a Roma.
Ma io ho fissi davanti a me i suoi grandi occhi cerulei, rivedo il sorriso aperto sul volto chiaro, ripenso a tante cose. Soprattutto ripenso a Buozzi come alla migliore espressione dell’organizzatore operaio italiano. In Patria, in esilio, in carcere, nella lotta illegale, Buozzi è sempre rimasto fedele al suo ideale. Buozzi ha testimoniato per tutti gli operai italiani la sua fede sicura. Il suo assassinio da parte dei tedeschi è un ammonimento severo, un monito che la lotta continua. Vent’anni fa Matteotti, ieri Bruno Buozzi”.
Infine su Eugenio Colorni:
“Eugenio è andato consciamente al martirio, solo per adempiere al suo dovere. La politica, per lui, non era la vita. La sua vita vera, intima, era la sottile speculazione filosofica, l’indagine calma dello studioso, di cui aveva dato prove luminose. Ma da anni Colorni era sulla breccia, e noi lo sapevamo (…). Continuava e aveva paura di morire, prima di aver dato intera misura di sé nel campo scientifico (…)”.
Tre giganti, tre ritratti brillanti di un uomo che tanto ha dato, che tanto avrebbe potuto ancora dare.

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