fBB Una targa in ricordo della barbarie nazifascista

Una targa in ricordo della barbarie nazifascista

Somma Vesuviana

In ricordo delle vittime civili delle barbarie nazifascista È il primo di ottobre del 1943. Le truppe di occupazione tedesche comandate dal feldmaresciallo Albert Kesselring, incalzate dagli alleati, risalgono disperatamente l’Italia.
Le barbarie, gli assassini, le devastazioni si susseguono lungo tutta la penisola, quasi ogni paese dovrà piangere la morte dei propri figli spazzati via dalla barbarie dei nazifascisti.
Quel primo di ottobre del 1943 a Somma Vesuviana piangerà i propri civili.
Nei giorni precedenti Napoli era insorta e nei quattro giorni che trascorsero tra il 27 e il 30 settembre il popolo riuscì a liberarsi dall’occupazione nazista.
Alle 9,30 del quel primo di ottobre i primi carri armati alleati entrarono in città.
A poche decine di chilometri, a Somma Vesuviana appunto, i soldati tedeschi in ritirata coprirono vigliaccamente di sangue il nostro suolo.
Michele Muoio, Ciro Giannoli e Luisa Granato sono tre normalissimi italiani, provati da tre anni di guerra, tre anni di sacrifici e sofferenze. Il peggio sta passando ma non per loro; tre sventagliate di mitra inutili, infami, codarde li colpiscono a morte in tre punti diversi del paese.
Morire così senza un motivo, senza un perché.
Oggi 74 anni dopo la giunta comunale, gli alunni della S.s.p.g. “San Giovanni Bosco” la Fondazione Bruno Buozzi e la Fondazione Pietro Nenni hanno voluto ricordare quel terribile giorno scoprendo una targa sul luogo esatto dove fu uccisa Luisa Granato.
Luisa era una giovane donna di ventisette anni, madre di famiglia che con una delle due proprie figlie per mano, Giuseppina, stava cercando un rifugio dai nazisti che vigliaccamente si accanivano sui civili, quando una sventaglia di mitra la colpì al fianco.
Il sangue sgorgava senza che nessuno riuscisse a tamponarlo. Il tempo passava e ricorda Giuseppina a tanti anni di distanza “…decisi di prendere l’acqua da un pozzo e degli stracci per tamponare la ferita… Mentre era adagiata sotto il portone mia mamma mi diede i soldi che aveva con sé e mi raccomandò di dire ai nonni di non far mettere il vestito nero a Teresa, la mia sorella più piccola”. Sul far della sera, con gli americani dentro il paese, spirò.
Sangue di innocenti versato per la nostra libertà, sangue come quello di Vittoria Nenni e di Bruno Buozzi.
Sangue di giusti.

Fondazione Bruno Buozzi

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