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19 ottobre 2020. Fismic Consal: Master di Formazione ’Rocco Carella’:

Il sindacato autonomo in Italia e il sindacato post-covid


19 ottobre 2020. Fismic Confsal: Master di Formazione ’Rocco Carella’:" Il sindacato autonomo in Italia e il sindacato post-covid" è il tema ...
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Due giornate di studio. Tra gli interventi quello del presidente della Fondazione Bruno Buozzi, Giorgio Benvenuto, sul tema

Scuola di Relazioni Industriali


Due giornate di studio. Tra gli interventi quello del presidente della Fondazione Bruno Buozzi, Giorgio Benvenuto, sul tema "Il ricordo dell ...
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Con 57 voti su 61 votanti l’on. Valdo Spini è stato oggi rieletto, per il prossimo biennio, alla presidenza dell’Aici (Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane). La Fondazione Bruno Buozzi si congratula sinceramente con lui. Il lavoro profuso da Valdo Spini in questi anni ha permesso all’Aici di diventare un punto di riferimento per tutti gli Istituti culturali italiani. Congratulazioni e buon lavoro.

L’on. Vado Spini è stato rieletto presidente dell’Aici


Con 57 voti su 61 votanti l’on. Valdo Spini è stato oggi rieletto, per il prossimo biennio, alla presidenza dell’Aici (Associazione delle Is ...
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Guido Alberini. Uomo delle istituzioni, Avvocato, Alpino

Guido Alberini. Uomo delle istituzioni, Avvocato, Alpino


Brescia, 12 settembre 2020. "Guido Alberini. Uomo delle istituzioni, Avvocato, Alpino". Tra gli interventi quello del presidente della Fonda ...
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San Giovanni Rotondo (Foggia), sabato 5 settembre 2020, ore 18,30 ’Il tempo della miniera. Omaggio al sindacalista e amministratore Nicola Malerba’. Tra gli interventi quello del presidente della Fondazione Bruno Buozzi, Giorgio Benvenuto.

Il tempo della miniera


San Giovanni Rotondo (Foggia), sabato 5 settembre 2020, ore 18,30 ’Il tempo della miniera. Omaggio al sindacalista e amministratore Nicola M ...
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La Fondazione Bruno Buozzi si arricchisce di nuovo materiale documentale. Dopo Vittorio Botti anche Enzo Mattina, già segretario nazionale della Flm, segretario confederale Uil, parlamentare europeo e parlamentare nazionale, ci ha voluto donare il proprio archivio; materiale prezioso ed inedito che va ad arricchire ulteriormente il nostro patrimonio storico/culturale. A cominciare dai diari degli anni che vanno dal 1976 al 1980, agli appunti ed ai documenti del periodo trascorso nei metalmeccanici dal 1973 al 1980 e del periodo confederale dal 1980 al 1983. Materiale prezioso appunto perché arricchisce la documentazione di un periodo importante per il sindacato italiano; in particolar modo i contratti dei metalmeccanici del 1973, del 1976 e del 1979, la vicenda della ‘marcia dei quarantamila’, i rapporti tra Flm e Fiat, l’accordo sulla ‘scala mobile’. La Fondazione ringrazia vivamente Enzo Mattina. La sua donazioni sarà al più presto catalogata e messa a disposizione degli studiosi.

La Fondazione Bruno Buozzi si arricchisce di nuovo materiale documentale.


Dopo Vittorio Botti anche Enzo Mattina, già segretario nazionale della Flm, segretario confederale Uil, parlamentare europeo e parlamentare ...
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DI SEGUITO L’INTERVENTO DI SANDRO ROAZZI ALLA PRESENTAZIONE DEL SUO LIBRO ’FORSE UN’UTOPIA, MA NON FU UN’ILLUSIONE... GLI ANNI ‘60 e ‘70 FRA I METALMECCANICI UILM E FLM’. 28 luglio 2020.   Le mie non saranno delle conclusioni ma innanzitutto dei ringraziamenti, perché la stesura di questo libro è il frutto di un lavoro di gruppo e sono grato a chi lo ha assecondato offrendo con i propri ricordi la possibilità di ricostruire un percorso di vita e lavoro sindacale, quello degli anni Sessanta che arriva fino alla costituzione dell’FLM, ovvero al raggiungimento dell’obiettivo unitario dei metalmeccanici. È già stato detto che non si tratta di una storia sindacale ma è un insieme di storie personali, esperienze di gruppo che ci permettono di fare anche qualche riflessione sul valore di quell’impegno. Un ringraziamento sentito va anche a Piero Craveri che con la sua prefazione ha disegnato con acutezza lo scenario generale di quel decennio nel quale si è inserito questo percorso di ricordi ed esperienze umane e sindacali. Ed un ringraziamento a Rocco Palombella che ha concluso questo viaggio nei ricordi proponendo la sua esperienza che lo ha condotto ad essere il Segretario generale della Uilm, in grande sintonia con lo spirito del libro. Nella sua postfazione ha ricordato inoltre alcuni degli elementi fondamentali su cui poggia il racconto dei protagonisti di questo libro, che sono poi gli elementi sui quali la Uilm è cresciuta: la concretezza, l’autonomia, lo spirito di libertà, la proposta partecipativa, la mancanza totale di complessi di inferiorità che ha permesso alla Uilm di confrontarsi in campo aperto con le altre esperienze sindacali. In cosa consiste il libro? Il libro è un insieme di dialoghi. Non ci sono interviste. I giovani protagonisti di allora discutono fra di loro con il contributo di altri dirigenti sindacali che si inseriscono in questa discussione portando la loro esperienza. Dirigenti della Uilm, ma anche persone che hanno operato a livello locale ma in modo importante (penso ad esempio a Walter Galbusera a Milano, ad Aldo Pugliese a Taranto, a Vinicio Natali in Toscana) per realizzare quella squadra che ha fatto crescere su posizioni innovative la Uilm. Una prima considerazione su questo percorso mi fa dire che si delinea nel libro come si è costruita una classe dirigente di spessore: c’è voluto tempo, si sono voluti sacrifici, la capacità di stare insieme, la volontà di interloquire con i lavoratori, la necessità di viaggiare, di individuare come far avanzare il cambiamento, di fare formazione per gli altri e per se stessi. Enzo Mattina, ma non solo lui, ricorda nel libro come imparò ad affrontare i problemi che emergevano in fabbrica, utilizzando la esperienza di coloro che lo avevano preceduto o che spiegavano con competenza le questioni della organizzazione del lavoro come dello sfruttamento del lavoro.  Il secondo elemento che emerge da questo libro è una sorta di “album di famiglia”. Sono coloro che hanno operato per costruire questa nuova Uilm nelle varie province italiane ove si affermava la nuova Italia industriale: a Torino, a Milano, in Veneto, in Toscana, in Campania, in Puglia. Si tratta di figure che non sono più presenti o che sono inevitabilmente dimenticate, ma sono stati protagonisti importanti, perché venivano da una generazione precedente, quella che aveva fatta la Resistenza, che aveva partecipato alla Cgil unitaria , che aveva poi fatto la scissione per scelta ideale, che aveva di conseguenza vissuto il periodo delle divisioni sindacali degli anni Cinquanta. Ma che con l’avvio degli anni Sessanta comprendono che tutto sta mutando e si rende disponibile ad un’alleanza con i giovani più intraprendenti del sindacato metalmeccanico (a quel tempo avevano tra i venti e i trent’anni). E quei giovani dirigenti ripercorrono con numerosi episodi le tappe di quell’incontro con una generazione di sindacalisti e di operai del tempo passato che li aiutano a costruire una nuova classe dirigente. Al dunque in quei racconti c’è anche un omaggio alla generosità di questa generazione più anziana che ha avuto un ruolo talvolta anche decisivo per affermare un nuovo modo di fare sindacato. Un altro elemento fondamentale che emerge da questi dialoghi che sono pieni di vita vissuta, a volte divertenti, a volte drammatici, sono le scelte che la Uilm più giovane ed aperta compie: la prima è quella di individuare il motore del loro impegno in, Giorgio Benvenuto. la seconda è la capacità di fare gruppo, di costruire una solidarietà interna alla Uilm solida nell’affrontare i difficili confronti interni ma che avrà il rispetto delle altre categorie, della Fim e della Fiom in particolare, divenendo un aspetto rilevante soprattutto quando la Uilm dovrà fronteggiare la sconfessione da parte della Uil per la sua scelta unitaria. E questa coesione nella Uilm e fra i metalmeccanici convince anche le grande aziende del settore, in testa la Fiat, a riconoscere la Uilm e a scegliere di confrontarsi con un sindacato unito, abbandonando il costume imprenditoriale degli anni ’50 di giocare sulle divisioni sindacali.  Il terzo elemento riguarda la capacità di aver capito, anche attraverso un modo diverso di fare sindacato, il valore delle trasformazioni e i cambiamenti del paese. Forse un aiuto è giunto da alcuni fenomeni generali che hanno scosso quella società: la prima esperienza del Centrosinistra che apre la stagione delle riforme; il Concilio Vaticano secondo che va oltre il conservatorismo cattolico e diviene esso stesso un veicolo riformatore in senso progressista ed aperto. La Uilm ne fa tesoro con la sua duttilità, con la sua agilità di pensiero, riesce a intravedere qual è la strada da percorrere in un mondo del lavoro che sta cambiando radicalmente e che inizia a reclamare nuovi diritti, nuove riforme sociali , pensiamo alla scuola, alla sanità, alle pensioni. Ma c’è un altro aspetto secondo me interessante. Questo libro racconta di un percorso sindacale che non viene intrapreso per… carrierismo. Fare il sindacato allora non dava grande prestigio. Il sindacato era quasi ignorato dai media di allora, i giornali ne parlavano pochissimo. I veri percorsi di carriera erano altri: poteva essere la politica, la cultura, o come sottolineava Enzo Mattina, l’avvocato, il notaio; ed ancora il professore, il grande medico, il professionista. Il sindacato non era considerato un percorso per ricevere onori. Tanto è vero che il contesto che viene raccontato parla della modestia delle sedi, dei mezzi. Per farla breve un percorso tutto in salita. Questo libro di conseguenza dà atto della loro tenacia, della loro costanza e della passione che in molti hanno messo nel creare un’organizzazione che poi insieme a Fim e Fiom ha costruito una grande stagione di risultati di grande valore per il mondo del lavoro. Quando il libro dice nel titolo “Non fu un’illusione…” si riferisce proprio ad un grande sforzo collettivo che ha prodotto più diritti e migliori condizioni di lavoro, ma ha anche aperto una breccia nei problemi di società. Un lavoro che non poteva essere fatto e concluso se non ci fosse stato uno spirito solidale che teneva uniti quei dirigenti dei metalmeccanici. Il tentativo compiuto con questo libro è quello di narrare questa avventura attraverso i tanti episodi in cui si sono imbattuti i protagonisti. Ne ricordo alcuni: il primo è raccontato da Silvano Veronese. In queste settimane abbiamo assistito ad abbattimenti di statue in giro per il mondo. Anche allora ci fu un fatto clamoroso: si abbatté a Valdagno la statua del conte Marzotto perché era un simbolo del paternalismo padronale. Cosa c’era dietro questo abbattimento che lo rende differente da quelli di oggi? C’era una grande spinta sempre più unitaria dei lavoratori a non voler più sottostare ad un modo di gestire il lavoro che ne umiliava la dignità. Una spinta sindacale forte ma anche piena di proposte per intervenire sulla organizzazione del lavoro, sulle condizioni in fabbrica, sulla salute, sulle differenze salariali. Quindi dietro questa protesta molto dura, emergeva una ribellione in nome di una proposta che teneva conto dei tempi cambiati.  Ma non si trattò solo di cambiare modo di fare il sindacato, ma anche di comportarsi: Silvano Veronese, ad esempio, ricorda che per rompere le barriere sociali si ricorreva a scelte che cozzavano con un certo costume del tempo. Ed allora non ci pensa due volte e butta via la cravatta e va la sera, se era necessario, anche nelle osterie, a parlare con i lavoratori davanti ad un bicchiere di vino. Questo dà il senso di una capacità di rapporto con una realtà della classe lavoratrice che poi ha dato i suoi frutti. In un altro passo di questi dialoghi Walter Galbusera racconta l’impegno profuso per intervenire in decine e decine di assemblee a Milano per conquistare il consenso alle proprie posizioni. Queste assemblee si concludevano con un voto, che diventava così la rappresentazione inconfutabile della conquista di un vero consenso fra le lavoratrici e i lavoratori.  Vi è un altro aspetto sul quale vale la pena di soffermarsi. Rai Storia propone delle trasmissioni molto belle. Come quella dedicata ai moti di Reggio Calabria che per mesi fu in balia del ’Boia chi molla’. Solo alla fine della puntata si ricorda come se fosse un dettaglio la manifestazione sindacale che fu fatta a Reggio e di cui invece il libro da conto diffusamente. Tra l’altro bisogna ricordare che i metalmeccanici assieme agli edili andarono a Reggio Calabria dopo aver costituito formalmente l’FLM, Era quindi la prima manifestazione unitaria dopo la nascita dell’FLM. In realtà quella manifestazione era la conclusione di un percorso e l’inizio di un altro. Vi parteciparono non a caso molti lavoratori meridionali che si erano traferiti al nord, erano diventati protagonisti delle lotte sindacali della fine degli anni Sessanta e dell’autunno caldo. In loro c’era il desiderio forte di affrontare l’emarginazione del sud dallo sviluppo del Paese che li aveva costretti ad emigrare. Ecco perché il sindacato va a Reggio anche per dare forza e prospettiva allo sforzo fatto da tanti giovani lavoratori meridionali nel nord, perché in qualche modo mentre lottavano per il contratto pensavano anche alla loro terra lottando per i loro diritti. Inoltre quella manifestazione dimostrò che l’impegno sindacale non si fermava alla contrattazione ma intendeva imporre a tutto il Paese un problema troppo spesso sacrificato : la necessità di interventi risolutivi per lo sviluppo del sud. Andando a Reggio Calabria dimostrava di essere un protagonista della vicenda economica e sociale del Paese a 360°. Il filo rosso è quello di un’unità, di una passione che si sviluppa in queste vicende che ha conseguito indubbi risultati politici, economici e sindacali.  Nel libro sono presenti anche gli operai con i loro problemi e la loro vita. Giorgio Benvenuto ricorda un episodio significativo di quegli anni: quando Giuseppe Saragat diventa Presidente della Repubblica vuole che il 2 giugno nei giardini del Quirinale vengano invitati anche lavoratrici e lavoratori. Avviene che questi operai, orgogliosi di questo invito, “animano” la festa che era riservata alla… crema della società. Ed uno di loro sbadatamente urta una signora che reagisce umiliandolo con insulti indispettiti. Ma l’operaio non da peso alla reazione. Era là, su invito del Presidente della Repubblica, cittadino al pari degli altri come voleva la Costituzione. E gli bastava. Il libro racconta di questa fondamentale passione che unì dirigenti e lavoratori. Aldo Pugliese, a lungo Segretario generale della Uil Puglia ma che iniziò a lavorare all’Italsider di Taranto, racconta come era orgoglioso di essere entrato a far parte della società che la Uilm aveva costituito, al pari di Fim e Fiom, per acquistare la sede unitaria della Flm di Corso Trieste a Roma. “Sentivo che un pezzettino di quel palazzo era anche mio” afferma Pugliese. Nella sua rievocazione del percorso compiuto nella Uilm oggi Rocco Palombella ha ricordato il tenace impegno per conservare quel palazzo e per non venderlo in nome di una identità che andava difesa. Un esempio d continuità che fa ben sperare anche per il futuro.

Di seguito l’intervento di Sandro Roazzi alla presentazione del suo libro ’Forse un’utopia, non non fu un’illusione... Gli anni ’60 e ’70 tra i metalmeccanici della Uilm e Flm’. 28 luglio 2020.


Le mie non saranno delle conclusioni ma innanzitutto dei ringraziamenti, perché la stesura di questo libro è il frutto di un lavoro di grupp ...
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Martedì 28 luglio 2020. Piattaforma zoom, ore 16,30. Presentazione del libro di Alessandro Roazzi

Forse un’utopia. Ma non fu un’illusione...


Martedì 28 luglio 2020. Piattaforma zoom, ore 16,30. Presentazione del libro di Alessandro Roazzi "Forse un’utopia, ma non fu un’illusione.. ...
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Presentazione del libro di Giorgio Benvenuto, a cura di Antonio Maglie,

Giovedì 23 luglio 2020, ore 16,30. Giorgio Benvenuto "Frammenti d’Italia"


Presentazione del libro di Giorgio Benvenuto, a cura di Antonio Maglie, "Frammenti d’Italia. In un virus il destino di un Paese". Con l’auto ...
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"Frammenti d’Italia. In un virus il destino di un Paese" di Giorgio Benvenuto a cura di Antonio Maglie


Martedì 14 luglio 2020. Ore 18,30, Diretta www.facebook.com.pdromav/. Presentazione del libro "Frammenti d’Italia. In un virus il destino di ...
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Giovedì 2 luglio, ore 16,30. Presentazione del libro

"Frammenti d’Italia. In un virus il destino di un Paese" di Giorgio Benvenuto a cura di Antonio Maglie


Giovedì 2 luglio, ore 16,30. Presentazione del libro "Frammenti d’Italia. In un virus il destino di un Paese" di Giorgio Benvenuto a cura di ...
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La prima guerra mondiale è da poco terminata, l’Italia si dibatte in una crisi profondissima quando Filippo Turati, il 26 giugno del 1920, giusto un secolo fa, intervenendo alla Camera dei deputati lancia una sfida per la rinascita del Paese: “Rifare l’Italia”. È un discorso lungo, complesso e articolato, a largo respiro politico, economico e sociale. Tra i numerosi temi trattati due sono quelli che la Fondazione Bruno Buozzi desidera oggi ricordare: lo “Statuto dei lavoratori” e i rapporti con la Germania. L’idea di uno “Statuto dei lavoratori” nasce nel primo dopoguerra nel 1919. Filippo Turati propone un’alleanza con il Partito popolare per dare uno sbocco riformista alla crisi che travolge il Paese che si trova a fronteggiare le spinte rivoluzionarie (“Fare i Soviet in Italia, come in Russia”) e le violenze crescenti dei fascisti. Ne parla anche Bruno Buozzi, segretario generale della Fiom, che riesce a dare uno sbocco riformista all’occupazione delle fabbriche, con il riconoscimento delle 48 ore di lavoro, con l’affermazione dei diritti dei lavoratori e dei sindacati, con la formulazione di un disegno di legge che stabilisce la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende. I due progetti, quello politico e quello sindacale, non avranno successo. Le divisioni sindacali, la frantumazione del Psi, la prevalenza dei movimenti massimalisti e rivoluzionari sono alla base della affermazione brutale, violenta, dispotica del fascismo. Ecco di seguito il testo di Turati: “E qui mi cade acconcio dir subito, che, appunto per questa psicologia e per i tempi mutati, non ci riuscirà di industrializzare il nostro Paese se prima non faremo il « nuovo Statuto dei lavoratori », che li faccia, se non ancora arbitri assoluti, almeno partecipi della produzione, e non già passivamente partecipi agli utili, secondo certe vedute pelosamente filantropiche, ma partecipi nella gestione, nella direzione, nel controllo della produzione nazionale, ossia condòmini veri.  Ora la borghesia italiana (e qui presto degli argomenti agli amici massimalisti) è sempre stata ignava, ebbe - salvo poche eccezioni - visioni limitate, umili, ciecamente pedisseque dell’estero, con una pronunciata tendenza a farsi parassita dello Stato, ad abbarbicarvisi, anziché cercare nella creazione nello studio, nel miglioramento progressivo dell’industria e dell’agricoltura, la propria floridezza e quella che sarebbe la sola sua ragion d’essere.�La guerra, poi, col pescecanismo, ha fatto il resto. Ha portato a galla gli elementi più sporchi e disonesti della borghesia industriale sviluppando la corruzione, rendendo possibili quegli assalti alle Banche di cui sono indice significante le recenti vergognose polemiche”.  Per quanto concerne i rapporti con la Germania Turati, con grande lungimiranza, dice: “La Germania, nel 1870, aveva una popolazione non inferiore alla nostra. La conquista delle ricchezze minerarie, che oggi le sono state tolte, ma, più che tutto, la coltura tecnica, sapientemente ottenuta, lo sviluppo delle sue scuole tecniche, dei suoi insegnamenti professionali, le procacciarono una tale supremazia industriale su tutto il mondo, che le ha consentito non soltanto di abolire la emigrazione, ma di chiamare nel suo paese una immigrazione importante, raddoppiando al tempo stesso la popolazione. Ebbene noi dobbiamo imitare la Germania, che abbiamo concorso a distruggere con infinito nostro danno; ma non già imitarla pedissequamente, come fu sempre del nostro governo e della nostra borghesia, ma imitarla con genialità latina imitarne l’originalità, imitarne, starei per dire, la non imitazione, applicando i suoi metodi, ma adattando i processi al nostro suolo, al nostro clima, alla psicologia tutta diversa”.  È passato un secolo da quel famoso intervento ma la sua attualità e la sua brillantezza sono ancora un riferimento per il nostro Paese.

"Rifare l’Italia". 26 giugno 2020, Filippo Turati interviene alla camera dei deputati


La prima guerra mondiale è da poco terminata, l’Italia si dibatte in una crisi profondissima quando Filippo Turati, il 26 giugno del 1920, g ...
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