fBB Cento anni fa nasceva a La Spezia Lino Ravecca.

Cento anni fa nasceva a La Spezia Lino Ravecca.

Walter Tobagi osservava che nella Uil si ritrovano non solo numerosi socialisti, socialdemocratici e repubblicani ma anche radicali e liberali. “Ci si può chiedere – scriveva Tobagi – che cosa tiene insieme personalità e componenti così diverse. Nella risposta è contenuta proprio l’identità della Uil; una linea che, pur nella più netta autonomia, cerca di contribuire alla ricerca di nuove prospettive politiche per la sinistra”…
Ecco, Lino Ravecca fu una di quelle personalità. Aveva portato nella Uil l’animo genuino e popolare della tradizione socialdemocratica italiana, mantenendo uno splendido rapporto di amicizia e di stima con Giuseppe Saragat.
La Uil gli deve molto. Operaio, nacque a la Spezia, città di tradizione libertaria e anarchica, il 5 aprile del 1920. Fondatore e animatore instancabile della Uil, si batté per i lavoratori prima nel settore chimico, poi a livello confederale. Con tenacia, con passione, contribuì, negli anni cinquanta, a costruire, insieme a tante compagne e compagni, la Uil.
Nel sindacato fu sempre protagonista. Tenace oppositore dell’unità sindacale nell’autunno caldo ha fatto parte della famosa triarchia, con Raffaele Vanni e Ruggero Ravenna, che resse dall’ottobre ‘69 allo stesso mese del ‘71 la Uil. Fu determinante a metà degli anni settanta nel cambio di maggioranza nell’Organizzazione.
Molto ha fatto nella Uil anche nel raggiungimento dell’unità tra tutte le diverse anime della Confederazione.
Politicamente si batté con grande passione per la riunificazione delle diverse anime della sinistra in un grande partito socialista riformatore.
L’ultimo suo impegno fu la presidenza della prestigiosa Fondazione Modigliani. A questo proposito Gaetano Arfé ricordava che a proporre Lino Ravecca quale presidente della Modigliani fu Mauro Ferri. Mai, ricordava ancora Arfé, scelta fu più felice.
È scomparso il 18 maggio del 1999.
La Fondazione Bruno Buozzi in occasione del centenario della nascita sta predisponendo un volume/ricordo; il lavoro, già a buon punto, si è dovuto obbligatoriamente fermare per i noti motivi sanitari.
È nostra promessa portarlo a termine appena sarà possibile.

Walter Tobagi osservava che nella Uil si ritrovano non solo numerosi socialisti, socialdemocratici e repubblicani ma anche radicali e liberali. “Ci si può chiedere – scriveva Tobagi – che cosa tiene insieme personalità e componenti così diverse. Nella risposta è contenuta proprio l’identità della Uil; una linea che, pur nella più netta autonomia, cerca di contribuire alla ricerca di nuove prospettive politiche per la sinistra”… Ecco, Lino Ravecca fu una di quelle personalità. Aveva portato nella Uil l’animo genuino e popolare della tradizione socialdemocratica italiana, mantenendo uno splendido rapporto di amicizia e di stima con Giuseppe Saragat. La Uil gli deve molto. Operaio, nacque a la Spezia, città di tradizione libertaria e anarchica, il 5 aprile del 1920. Fondatore e animatore instancabile della Uil, si batté per i lavoratori prima nel settore chimico, poi a livello confederale. Con tenacia, con passione, contribuì, negli anni cinquanta, a costruire, insieme a tante compagne e compagni, la Uil. Nel sindacato fu sempre protagonista. Tenace oppositore dell’unità sindacale nell’autunno caldo ha fatto parte della famosa triarchia, con Raffaele Vanni e Ruggero Ravenna, che resse dall’ottobre ‘69 allo stesso mese del ‘71 la Uil. Fu determinante a metà degli anni settanta nel cambio di maggioranza nell’Organizzazione. Molto ha fatto nella Uil anche nel raggiungimento dell’unità tra tutte le diverse anime della Confederazione. Politicamente si batté con grande passione per la riunificazione delle diverse anime della sinistra in un grande partito socialista riformatore. L’ultimo suo impegno fu la presidenza della prestigiosa Fondazione Modigliani. A questo proposito Gaetano Arfé ricordava che a proporre Lino Ravecca quale presidente della Modigliani fu Mauro Ferri. Mai, ricordava ancora Arfé, scelta fu più felice. È scomparso il 18 maggio del 1999. La Fondazione Bruno Buozzi in occasione del centenario della nascita sta predisponendo un volume/ricordo; il lavoro, già a buon punto, si è dovuto obbligatoriamente fermare per i noti motivi sanitari. È nostra promessa portarlo a termine appena sarà possibile.

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