fBB "Perché l’Inail con la statistica può (e deve) dirci molto di più sul fenomeno infortunistico" di Michelangelo Ingrassia

   17 Febbraio 2021

"Perché l’Inail con la statistica può (e deve) dirci molto di più sul fenomeno infortunistico" di Michelangelo Ingrassia

Sono state in numero di 554.340 le denunce d’infortunio pervenute all’Inail nell’anno 2020; oltre ottantamila in meno rispetto al 2019, che ha registrato 641.638 casi. Le denunce con esito mortale, al contrario, hanno avuto un incremento considerevole: da 1.089 casi del 2019 a 1.270 del 2020. Tale numerosità comprende le denunce d’infortunio da Covid-19, che nell’anno nero della pandemia ha registrato 131.090 casi ai quali si aggiungono 423 decessi. Sul fronte delle malattie professionali nel 2020 si contano 45.023 denunce, erano state 61.310 nel 2019. Sono dati statistici pubblicati dall’Inail sul proprio sito. Dal dicembre 2016, infatti, l’Inail mette a disposizione dei cittadini, delle imprese, dei sindacati, un set di dati pubblici con licenza IODLv2.0 in formato aperto e senza restrizioni per il riutilizzo: un patrimonio che costituisce un’interessante opportunità di studio soprattutto per la sua valenza sociale e scientifica. Si tratta di dataset statistici che contengono dati elementari relativi al singolo caso di infortunio e di malattia professionale; dataset statistici con dati aggregati su temi particolari; dataset gestionali che riportano informazioni sulle sedi dell’Istituto.
Di particolare interesse e facile consultazione e analisi sono quei dati di tipo statistico descrittivi del fenomeno infortunistico che l’Inail mette a disposizione mediante tabelle nazionali e tabelle regionali pubblicate con cadenza mensile e riguardanti le denunce d’infortunio, le denunce d’infortunio con esito mortale e le denunce di malattia professionale. Mensilmente, attraverso la tabella nazionale e ogni singola tabella regionale, è possibile verificare e valutare l’andamento del fenomeno infortunistico e delle malattie professionali distribuito per genere, classe d’età, luogo e modalità di accadimento, settore di attività economica, gestione tariffaria, grande gruppo tariffario, luogo di nascita dell’infortunato (compreso dunque i cittadini di origine europea ed extraeuropea che lavorano in Italia) e per settore ICD-10 nell’ambito delle malattie professionali.
Di grande utilità sociale e interesse scientifico sono, inoltre, le pubblicazioni di approfondimento corredate da dati statistici che l’Inail mette periodicamente a disposizione su determinati settori economici, particolari modalità d’infortunio e specifiche categorie di lavoratori e lavoratrici. Si tratta, dunque, di numeri, indicatori e pubblicazioni che offrono una visione globale del fenomeno; accentrata però in una dimensione nazionale e regionale.
In tema di numeri e indicatori, da qualche tempo ormai la letteratura scientifica attesta il valore democratico assunto dalla statistica nella nostra epoca. Lo statistico Luigi Biggeri, già Presidente dell’Istat e ora professore emerito presso l’Università LUISS di Roma, ha evidenziato il ruolo cardine della statistica in una società democratica e la sua funzione strategica per le decisioni a tutti i livelli. Enrico Giovannini, anch’egli già Presidente dell’Istat e adesso professore ordinario di Statistica Economica presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha recentemente dichiarato che la disponibilità di dati arricchisce la conoscenza dei fenomeni sociali, ambientali, economici che caratterizzano la nostra società e di conseguenza sostiene il miglioramento della vita dei cittadini. Egli ha addirittura coniato il nuovo termine di “Societistica”: «se la Statistica - egli scrive - è “scienza dello Stato” proprio perché lo studio dei dati è stato sviluppato per amministrare meglio lo Stato, oggi, la statistica serve a tutta la società, da cui “Societistica”. Intendo dire che le decisioni delle imprese, delle organizzazioni non governative, della società civile, ma anche di noi cittadini, sono sempre più basate su dati».
Nell’ambito degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, però, la statistica assume anche una funzione peculiare: raffigura e mantiene in vita nella società la memoria dei lavoratori e delle lavoratrici ammalati, feriti o uccisi dal lavoro. Un valore democratico e un ruolo storico che in questo caso pone la statistica come fattore potente e decisivo nella presa di coscienza collettiva di un fenomeno la cui drammaticità non accenna a diminuire nonostante il grado di perfezione raggiunto dagli strumenti della prevenzione e della formazione. Non basta, allora, concentrare l’attenzione sulle risorse prevenzionali e formative, sulle quali pure bisogna continuare a riflettere criticamente; forse, per una più efficace azione di contrasto, è necessario cominciare a ragionare sull’informazione ossia sulla diffusione mediatica del fenomeno e sulla consapevolezza della sua esistenza. Nel campo dell’informazione l’Inail deve e può fare di più, deve e può dirci molto di più di quanto già non dica. Potrebbe, per esempio, e dovrebbe rilevare, elaborare e proiettare l’informazione statistica non solo in ambito nazionale e regionale ma anche provinciale e comunale. Decentrare il più possibile la conoscenza globale del fenomeno infortunistico significa ampliare il valore democratico e il ruolo storico della statistica sugli infortuni e le malattie professionali con l’effetto di seminare e coltivare la consapevolezza della sua esistenza nel campo comunitario. Fino a quando il fenomeno sarà presentato e rappresentato nella sua dimensione nazionale e regionale, rimarrà lontano dalle forze economiche, sociali e politiche operanti nei comuni e nelle province; lontano da enti e istituzioni decentrate; lontano dalle agenzie educative e dai mezzi di comunicazione locali.
Apprendere che a Milano, nel 2020, le denunce d’infortunio sono state 38.890 ma non sapere a quali categorie appartengano questi lavoratori e lavoratrici, che età abbiano, il genere, il settore di attività economico in cui prestano la propria opera, le cause dell’infortunio, non avrà nella società milanese lo stesso impatto che invece avrebbe la consapevolezza acquisita mediante la conoscenza di questi indicatori monitorati a livello locale.
Le imprese, i sindacati, la politica, le associazioni, le scuole, i media locali devono poter analizzare l’andamento del fenomeno infortunistico e delle malattie professionali nella provincia in cui accadono; devono poter esaminare le cause più significative d’infortunio e di malattia professionale accaduti nel territorio per pervenire a una sempre più esatta individuazione del fenomeno infortunistico e formulare proposte anche di carattere specifico circa gli accorgimenti e le misure di prevenzione più idonee da adottare in sede locale in base alla legislazione vigente.
Si tratta di un diritto che va garantito, di una possibilità che va sfruttata, di un valore democratico che va espanso, di una funzione storica e sociale che va diffusa, di una molecolare presa di coscienza che rafforza la visione collettiva del fenomeno.
Del resto, per l’Inail, l’elaborazione e la diffusione di Tabelle mensili provinciali distribuite per comune non costituirebbero lavoro aggiuntivo né richiederebbero nuovi oneri giacché la filiera di formazione del dato statistico, utile per la compilazione della Tabella mensile nazionale e della Tabella mensile regionale, trae origine proprio dalle unità operative territoriali dell’Istituto, le quali raccolgono dati amministrativi che sono in seguito caricati su archivi statistici dedicati. Da questi ultimi archivi sono poi elaborate le statistiche sull’infortunistica rese disponibili.
Poiché l’Inail stesso manifesta nel proprio sito la disponibilità a raccogliere le segnalazioni degli utenti-utilizzatori dei dati statistici con suggerimenti di miglioramento, ecco una proposta: rendere mensilmente disponibili i dati statistici comunali e provinciali sugli infortuni e le malattie professionali fornendo così alla comunità locale, come strumento di studio, una documentazione territorialmente obiettiva, condivisa e coerente.
Il decentramento dei dati statistici sugli infortuni non solo indurrebbe la politica nazionale, spinta dai territori, a una maggiore attenzione sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ma garantirebbe pure quella necessaria informazione statistica democratica oggi sempre più necessaria in una società e in un mondo del lavoro in continua trasformazione. Del resto, com’è stato autorevolmente affermato dal prof. Biggeri, «l’informazione statistica è veramente una risorsa soltanto se è completa e se è prodotta, conservata e diffusa con efficienza ed efficacia».

Sono state in numero di 554.340 le denunce d’infortunio pervenute all’Inail nell’anno 2020; oltre ottantamila in meno rispetto al 2019, che ha registrato 641.638 casi. Le denunce con esito mortale, al contrario, hanno avuto un incremento considerevole: da 1.089 casi del 2019 a 1.270 del 2020. Tale numerosità non comprende le denunce d’infortunio da Covid-19, che nell’anno nero della pandemia ha registrato 131.090 casi ai quali si aggiungono 423 decessi. Sul fronte delle malattie professionali nel 2020 si contano 45.023 denunce, erano state 61.310 nel 2019. Sono dati statistici pubblicati dall’Inail sul proprio sito. Dal dicembre 2016, infatti, l’Inail mette a disposizione dei cittadini, delle imprese, dei sindacati, un set di dati pubblici con licenza IODLv2.0 in formato aperto e senza restrizioni per il riutilizzo: un patrimonio che costituisce un’interessante opportunità di studio soprattutto per la sua valenza sociale e scientifica. Si tratta di dataset statistici che contengono dati elementari relativi al singolo caso di infortunio e di malattia professionale; dataset statistici con dati aggregati su temi particolari; dataset gestionali che riportano informazioni sulle sedi dell’Istituto. Di particolare interesse e facile consultazione e analisi sono quei dati di tipo statistico descrittivi del fenomeno infortunistico che l’Inail mette a disposizione mediante tabelle nazionali e tabelle regionali pubblicate con cadenza mensile e riguardanti le denunce d’infortunio, le denunce d’infortunio con esito mortale e le denunce di malattia professionale. Mensilmente, attraverso la tabella nazionale e ogni singola tabella regionale, è possibile verificare e valutare l’andamento del fenomeno infortunistico e delle malattie professionali distribuito per genere, classe d’età, luogo e modalità di accadimento, settore di attività economica, gestione tariffaria, grande gruppo tariffario, luogo di nascita dell’infortunato (compreso dunque i cittadini di origine europea ed extraeuropea che lavorano in Italia) e per settore ICD-10 nell’ambito delle malattie professionali.  Di grande utilità sociale e interesse scientifico sono, inoltre, le pubblicazioni di approfondimento corredate da dati statistici che l’Inail mette periodicamente a disposizione su determinati settori economici, particolari modalità d’infortunio e specifiche categorie di lavoratori e lavoratrici. Si tratta, dunque, di numeri, indicatori e pubblicazioni che offrono una visione globale del fenomeno; accentrata però in una dimensione nazionale e regionale. In tema di numeri e indicatori, da qualche tempo ormai la letteratura scientifica attesta il valore democratico assunto dalla statistica nella nostra epoca. Lo statistico Luigi Biggeri, già Presidente dell’Istat e ora professore emerito presso l’Università LUISS di Roma, ha evidenziato il ruolo cardine della statistica in una società democratica e la sua funzione strategica per le decisioni a tutti i livelli. Enrico Giovannini, anch’egli già Presidente dell’Istat e adesso professore ordinario di Statistica Economica presso l’Università Tor Vergata di Roma, ha recentemente dichiarato che la disponibilità di dati arricchisce la conoscenza dei fenomeni sociali, ambientali, economici che caratterizzano la nostra società e di conseguenza sostiene il miglioramento della vita dei cittadini. Egli ha addirittura coniato il nuovo termine di “Societistica”: «se la Statistica - egli scrive - è “scienza dello Stato” proprio perché lo studio dei dati è stato sviluppato per amministrare meglio lo Stato, oggi, la statistica serve a tutta la società, da cui “Societistica”. Intendo dire che le decisioni delle imprese, delle organizzazioni non governative, della società civile, ma anche di noi cittadini, sono sempre più basate su dati». Nell’ambito degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, però, la statistica assume anche una funzione peculiare: raffigura e mantiene in vita nella società la memoria dei lavoratori e delle lavoratrici ammalati, feriti o uccisi dal lavoro. Un valore democratico e un ruolo storico che in questo caso pone la statistica come fattore potente e decisivo nella presa di coscienza collettiva di un fenomeno la cui drammaticità non accenna a diminuire nonostante il grado di perfezione raggiunto dagli strumenti della prevenzione e della formazione. Non basta, allora, concentrare l’attenzione sulle risorse prevenzionali e formative, sulle quali pure bisogna continuare a riflettere criticamente; forse, per una più efficace azione di contrasto, è necessario cominciare a ragionare sull’informazione ossia sulla diffusione mediatica del fenomeno e sulla consapevolezza della sua esistenza. Nel campo dell’informazione l’Inail deve e può fare di più, deve e può dirci molto di più di quanto già non dica. Potrebbe, per esempio, e dovrebbe rilevare, elaborare e proiettare l’informazione statistica non solo in ambito nazionale e regionale ma anche provinciale e comunale. Decentrare il più possibile la conoscenza globale del fenomeno infortunistico significa ampliare il valore democratico e il ruolo storico della statistica sugli infortuni e le malattie professionali con l’effetto di seminare e coltivare la consapevolezza della sua esistenza nel campo comunitario. Fino a quando il fenomeno sarà presentato e rappresentato nella sua dimensione nazionale e regionale, rimarrà lontano dalle forze economiche, sociali e politiche operanti nei comuni e nelle province; lontano da enti e istituzioni decentrate; lontano dalle agenzie educative e dai mezzi di comunicazione locali. Apprendere che a Milano, nel 2020, le denunce d’infortunio sono state 38.890 ma non sapere a quali categorie appartengano questi lavoratori e lavoratrici, che età abbiano, il genere, il settore di attività economico in cui prestano la propria opera, le cause dell’infortunio, non avrà nella società milanese lo stesso impatto che invece avrebbe la consapevolezza acquisita mediante la conoscenza di questi indicatori monitorati a livello locale. Le imprese, i sindacati, la politica, le associazioni, le scuole, i media locali devono poter analizzare l’andamento del fenomeno infortunistico e delle malattie professionali nella provincia in cui accadono; devono poter esaminare le cause più significative d’infortunio e di malattia professionale accaduti nel territorio per pervenire a una sempre più esatta individuazione del fenomeno infortunistico e formulare proposte anche di carattere specifico circa gli accorgimenti e le misure di prevenzione più idonee da adottare in sede locale in base alla legislazione vigente.  Si tratta di un diritto che va garantito, di una possibilità che va sfruttata, di un valore democratico che va espanso, di una funzione storica e sociale che va diffusa, di una molecolare presa di coscienza che rafforza la visione collettiva del fenomeno. Del resto, per l’Inail, l’elaborazione e la diffusione di Tabelle mensili provinciali distribuite per comune non costituirebbero lavoro aggiuntivo né richiederebbero nuovi oneri giacché la filiera di formazione del dato statistico, utile per la compilazione della Tabella mensile nazionale e della Tabella mensile regionale, trae origine proprio dalle unità operative territoriali dell’Istituto, le quali raccolgono dati amministrativi che sono in seguito caricati su archivi statistici dedicati. Da questi ultimi archivi sono poi elaborate le statistiche sull’infortunistica rese disponibili.  Poiché l’Inail stesso manifesta nel proprio sito la disponibilità a raccogliere le segnalazioni degli utenti-utilizzatori dei dati statistici con suggerimenti di miglioramento, ecco una proposta: rendere mensilmente disponibili i dati statistici comunali e provinciali sugli infortuni e le malattie professionali fornendo così alla comunità locale, come strumento di studio, una documentazione territorialmente obiettiva, condivisa e coerente.  Il decentramento dei dati statistici sugli infortuni non solo indurrebbe la politica nazionale, spinta dai territori, a una maggiore attenzione sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ma garantirebbe pure quella necessaria informazione statistica democratica oggi sempre più necessaria in una società e in un mondo del lavoro in continua trasformazione. Del resto, com’è stato autorevolmente affermato dal prof. Biggeri, «l’informazione statistica è veramente una risorsa soltanto se è completa e se è prodotta, conservata e diffusa con efficienza ed efficacia».

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