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Venerdì 7 maggio 2021, ore 17,00. Presentazione del libro di Tarcisio Benedetti

Alborada. La tipografia della libertà


Venerdì 7 maggio 2021, ore 17,00. Presentazione del libro di Tarcisio Benedetti "Alborada. La tipografia della libertà" ...
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In ricordo di Gennaro Musella


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GIORGIO BENVENUTO  Non sempre il Primo maggio è stato un giorno di festa. Ma non è mai stato un passo indietro nella lunga lotta del movimento operaio per migliorare la società e renderla più giusta.  Semmai quest’anno dovrebbe essere un  Primo Maggio di coraggio ed unità. La coincidenza con la presentazione del piano italiano in Europa è molto significativa: la pandemia non ci costringe in trincea, ma c’è un percorso di possibile crescita davanti a noi che occorre ad ogni costo imboccare e compiere per intero.  Il piano che il Governo Draghi ha approntato propone azioni e riforme che finalmente aprono uno scenario non più angusto come quello cui ci hanno abituato le forze politiche negli ultimi anni: traccheggiare al potere, giorno dopo giorno, senza un progetto, senza suscitare nuova fiducia nei cittadini con scelte che sapessero guardare lontano. È un piano che si può discutere, ma senza compiere l’errore di lasciarlo in buona parte sulla carta. Già Calamandrei uno dei padri della Repubblica ammoniva a proposito della Costituzione: “essa non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta. La lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile”. Oggi siamo più o meno nella stessa situazione: dobbiamo ricostruire il Paese e lo dobbiamo fare in modo strutturale ed equo. Si discute già se questo piano sia un porto sicuro per una economia liberista. Ragionare in tal modo è un errore: il piano sarà quello che la competizione politica e sociale farà. Ecco perché occorre un grande salto di qualità sul piano politico ed un coraggioso protagonismo su quello sociale e civile.  Il piano è una sfida aperta: le forze riformiste hanno una occasione di riscatto e di rilancio. Ma non possono adagiarsi sul presente, essere indulgenti sul trasformismo, perdersi nei soliti deprimenti ed egoisti interessi particolaristici. La strada verso la rinascita del Paese non è solo in salita, è molto diversa dai tatticismi e dalle furbizie. È la strada lastricata non da retoriche intenzioni ma da buone proposte e da scelte coraggiose.  E c’è subito un modo per testare la direzione di marcia: le azioni e soprattutto le riforme non possono essere “allegati” al piano, ma devono diventare quel… combustibile di cui parlò Calamandrei.  Questo è un punto fondamentale per la riuscita dell’utilizzo delle risorse europee che il Governo Draghi otterrà. Ma proprio per tale motivo esso richiama una presenza sul campo delle forze sindacali che più di altre hanno la sensibilità sociale e la cultura riformatrice che debbono procedere assieme per offrire al Paese scelte e fatti davvero nuovi. Di recente il nuovo Presidente degli Usa, Biden, ha avanzato una riforma fiscale che… raddrizza la progressività. Da noi più che raddrizzare si dovrebbe reinventare perché risponda finalmente a criteri di equità. Non può sfuggire del resto che ormai l’Irpef vive quasi solo delle imposte versate dal lavoro dipendente e dai pensionati. Recuperare un diverso disegno di progressività fiscale del resto offrirebbe più ossigeno ai ceti medi come ha ben compreso proprio Biden.   Dai sindacati nel passato si è avuto un contributo decisivo per salvare il Paese, dal terrorismo, dalla recessione, dalle crisi. Questo è oggi nuovamente il loro compito. Un piano che ha l’ambizione di costruire un futuro non per pochi ma per tutti non può decollare senza un ampio confronto ed un solido consenso sociale.  Ma quel piano vive anche di Europa. E qui forse c’è una sfida ancora più “alta” da affrontare per l’Italia che è uno dei Paesi fondatori: bisogna riconquistare l’Europa. Quella sociale, quella solidale, quella compatibile con uno sviluppo che non distrugga l’ambiente e non riduca i diritti del lavoro. Questa Europa in parte l’abbiamo già conosciuta, poi si è persa, proprio per l’avvento di due “sciagure”: il liberismo e la politica di austerità.   L’Europa deve dare risposte che facciano fare un nuovo passo avanti nella direzione di scelte sociali comuni. Sino a ieri l’Europa è stata quella dell’onnipotenza del mercato e della globalizzazione. Abbiamo visto come è finita. Ora si deve voltare pagina: la globalizzazione deve riguardare gli aspetti sociali, deve eliminare il dumping sociale e i paradisi fiscali. Con uno sforzo di proposta, certo graduale, che dovrebbe essere animato dal riformismo europeo come dal movimento sindacale si dovrebbero realizzare delle “clausole sociali” valide ovunque riferite ai contratti, al rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.  Questo Primo Maggio può a buon diritto volgere lo sguardo verso il 1946, l’anno della Costituente. E non solo perché in quel testo i parlamentari hanno dato alla centralità del lavoro il valore di dignità civile ed etica di uno Stato. Ma perché in essa vi è l’articolo 3, voluto fortemente dalla sinistra di allora, nel quale è scritto solennemente che la Repubblica ha il dovere di rimuovere gli ostacoli che non rendono interamente praticabili i fondamentali diritti di libertà, uguaglianza, solidarietà dei lavoratori (cittadini, non sudditi, in fabbrica e nella società). La Repubblica, non i governi, non i partiti, non gli altri poteri dello Stato. La Repubblica, ovvero tutti noi. Buon Primo Maggio.

Il Primo maggio di Giorgio Benvenuto


Non sempre il Primo maggio è stato un giorno di festa. Ma non è mai stato un passo indietro nella lunga lotta del movimento operaio per migl ...
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La dignità del lavoro è soprattutto dignità dell’uomo …Lei (Mario Draghi n.a.) ha ricordato Alcide de Gasperi nel suo intervento. Mi lasci ricordare una figura, proprio parlando del lavoro, che non ha potuto essere uno dei padri della Repubblica e della Costituzione perché nel giugno del 1944 fu ucciso dai nazisti in fuga da Roma ed è la figura di Bruno Buozzi. A quegli uomini, a quelle lotte, noi dobbiamo continuare a fare riferimento perché la dignità del lavoro è soprattutto dignità dell’uomo… Stralcio dell’intervento che l’onorevole Federico Fornaro (Liberi e Uguali) ha tenuto alla Camera dei Deputati lo scorso 26 aprile.

Stralcio dell’intervento che l’onorevole Federico Fornaro (Liberi e Uguali) ha tenuto alla Camera dei Deputati lo scorso 27 aprile.


La dignità del lavoro è soprattutto dignità dell’uomo …Lei (Mario Draghi n.a.) ha ricordato Alcide De Gasperi nel suo intervento. Mi lasc ...
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I 50 anni de “Il Manifesto” L’opinione di Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi  50 anni di storia della sinistra sono racchiusi nella “memoria” della esperienza de Il Manifesto e questo basterebbe per un augurio di buon compleanno. È stata una lunga stagione di confronti anche accesi, di scontri culturali e politici talvolta duri ma sempre di spessore, mentre l’uscita de Il Manifesto “obbligava” chi faceva vita sindacale a documentarsi su quanto vi era scritto anche a prezzo di solenni arrabbiature. Ma era comunque sempre uno scenario nel quale ci si muoveva da “compagni”. E questo confronto rifletteva un mondo variegato della sinistra vitale, aperto, combattivo, pronto comunque a scommettere e lottare per un cambiamento. La data è nota: il primo numero del quotidiano uscì il 29 aprile 1971. Ci si era appena lasciati alle spalle le grandi lotte dell’Autunno caldo. Si stava scivolando verso un periodo di restaurazione politica, annunciato dalla famosa e tragica strategia della tensione, con le elezioni del 1972. In quella occasione si registrò il fallimento di proposte politiche nuove a sinistra, molto innovative, come l’Mpl di Labor e, appunto, Il Manifesto. Esperienze che avevano un tratto in comune che oggi siamo portati a sottovalutare: ruppero due monolitismi, quello del voto dei cattolici destinato immancabilmente alla Dc, quello del centralismo del Pci che aveva generato la “cacciata” dei fondatori de Il Manifesto. In quel momento persero, ma in realtà avevano dimostrato che quel modo di intendere la politica non reggeva più, era superato. Ed ebbero, storicamente, ragione.  Quella data, il 29 aprile, suscita in chi ha militato nel sindacato dell’industria suggestioni ancora forti. Due anni prima, nel 1968, nasceva la piattaforma contrattuale dei metalmeccanici, unitaria e sancita poi da una consultazione di massa come mai si era vista, che apriva una stagione fondamentale di conquiste contrattuali volte a restituire dignità e diritti ai lavoratori. In quel periodo il gruppo de Il Manifesto, da Rossana Rossanda a Luciana Castellina, da Aldo Natoli a Valentino Parlato, da Luigi Pintor a Lucio Magri e tanti altri, era già una delle anime più vivaci del risveglio sociale e politico che attraversava la nostra società, dagli studenti agli operai. E divenne presto una realtà che otteneva grande simpatia nel mondo sindacale e non solo perché… vittima dell’ultima condanna di frazionismo nel Pci.  Ma anche perché si sforzava di cogliere quegli aspetti di novità che già erano presenti nelle lotte operaie e nelle manifestazioni studentesche presentando il conto ad una politica, ad un costume, ad un modo di pensare che ormai appariva anacronistico rispetto alla evoluzione del Paese.  Quando uscì Il Manifesto quotidiano nella Flm appena costituita divenne subito di casa. Sporgeva da molte tasche dei sindacalisti, ma era soprattutto oggetto di discussione sui tavoli delle riunioni appassionate di quel tempo. Quel gruppo poteva, ed aveva, idee diverse dal riformismo sindacale e politico ma si esprimeva con una passione ed una curiosità verso i nuovi fenomeni dell’Italia di allora che lo rendeva comunque vicino alla sensibilità di una parte consistente del movimento sindacale, ovvero quella più determinata a realizzare il sogno dell’unità. Unità sindacale che sembrava a portata di mano ma che poi, come si sa, rifluì nella costituzione della Federazione unitaria Cgil, Cisl, Uil.  Il Manifesto si propose nel periodo nel quale la stampa sindacale acquisiva per merito di tanti bravi giornalisti un rilievo ed una attenzione mai avuta prima di allora. Si andò ben oltre le pagine di cronaca nelle quali i grandi media dell’epoca confinavano scioperi e contratti. Il Manifesto partecipò attivamente a questa opera di rinnovamento del giornalismo, anche sul piano del linguaggio. E divenne una scuola di giornalismo controcorrente, molto attenta all’evoluzione sociale, come dovrebbe fare sempre una sinistra che non vuol perdere il contatto con la realtà.

I 50 anni de ’Il Manifesto’. L’opinione di Giorgio Benvenuto


50 anni di storia della sinistra sono racchiusi nella “memoria” della esperienza de Il Manifesto e questo basterebbe per un augurio di buon ...
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Il Partito Comunista Italiano dal 1944 al 1991. Segretari, Congressi, Comitati Centrali


Martedì 27 aprile 2021, ore 17,30. Convegno su "Il Partito Comunista Italiano dal 1944 al 1991. Segretari, Congressi, Comitati Centrali" ...
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27 aprile

Ricordando i valori della Liberazione nel 76° anniversario


Martedì 27 aprile, alle ore 10.00, convegno online "Ricordando i valori della Liberazione nel 76° anniversario" ...
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26 aprile

Presentazione del libro di Giorgio Benvenuto "Frammenti d’Italia. In un virus il destino di un Paese"


Lunedì 26 aprile, alle ore 15.00, si terrà la presentazione del libro di Giorgio Benvenuto, "Frammenti d’Italia. In un virus il destino di u ...
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Bandiere rosse

Bandiere Rosse. I comunisti della Cgil, tra Partito e Sindacato. Una riflessione storica, un confronto tra i protagonisti


Venerdì 23 aprile ore 16,00. Convegno "Bandiere Rosse. I comunisti della Cgil, tra Partito e Sindacato. Una riflessione storica, un confront ...
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Lunedì 19 aprile 2021. Presentazione del libro

Spezzare le catene. Un lavoro libero tra centri commerciali e caporalato


Lunedì 19 aprile 2021. Presentazione del libro "Spezzare le catene. Un lavoro libero tra centri commerciali e caporalato" di Jean René Bilon ...
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Ricordo di Luigi Covatta  È una perdita che lascia davvero addolorati, quella di Luigi Covatta. Di lui non si può non ricordare immediatamente il rigore culturale e la coerenza con i valori della militanza, prima nel movimento aclista con Livio Labor, poi nel Partito Socialista. Lo ricordiamo nelle Acli ed a fianco di Labor come uno dei giovani dirigenti cattolici più determinati nelle battaglie ideali e culturali del Movimento, dalla rivendicazione della fine del collateralismo con la Dc alla grande battaglia per l’unità sindacale. Nel Partito Socialista ed in Parlamento si è distinto per la sua preparazione ed è stato nella sinistra di quel tempo, stimato e rispettato. Un socialista che ha sempre difeso con efficacia rara i valori della sua testimonianza politica. Luigi ha anche il merito di aver salvato la rivista ‘Mondoperaio’ da una inevitabile fine con la diaspora socialista. E con quella rivista è riuscito a dare voce ad una cultura socialista che comunque aveva resistito ed era in grado ancora di proporre considerazioni ed idee utili per il futuro. Aveva un carattere schivo, non facile, ma sapeva con la sua ironia e la sua pacatezza nella discussione far sentire la sua amicizia e la sua vicinanza. Con Gennaro Acquaviva ha impedito per la sua parte una ingiusta eclisse di un patrimonio importante per la sinistra italiana quale è stato il riformismo socialista. Lo ha fatto con acume e con intelligenza polemica, ben superiori alla mediocrità ed alla arroganza che si trova oggi nel confronto politico. Ci mancherà, anche perché il suo ricordo non possiamo che associarlo al ruolo incisivo assolto in stagioni della vita sociale e politica improntate ad una grande voglia di cambiare, di migliorare, di conquistare una società più civile e giusta.

In ricordo di Luigi Covatta


È una perdita che lascia davvero addolorati, quella di Luigi Covatta. Di lui non si può non ricordare immediatamente il rigore culturale e l ...
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Giovedì 15 aprile 2021, ore 18,00. Presentazione del libro

"La Riconquista. Perché abbiamo perso l’Europa e come riprendercela" di Francesco Saraceno


Giovedì 15 aprile 2021, ore 18,00. Presentazione del libro "La Riconquista. Perché abbiamo perso l’Europa e come riprendercela" di Francesco ...
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